venerdì 30 marzo 2007

Bye bye Melbourne

Riflessioni on air

Guardare il cielo da sopra le nuvole fa riflettere.
È come guardare la realtà da un’altra ottica.
Le ultime due settimane sono passate davvero in fretta.
Riflettendoci bene, sono in viaggio da 4 mesi.
Mi sembra di essere partito ieri.
Al tempo stesso è come se questa fosse la mia vita da sempre.
Che lo sia davvero e non me ne sia mai accorto?
Guardare la realtà con un’altra ottica è come una via senza ritorno.
Ciò che vedi non sarà mai più ciò che vedono gli altri.


Salutare Emma in partenza per l’Europa è stato strano.
Dire “magari ci si rivede l’anno prossimo in Italia” con la stessa naturalezza di “magari ci si vede dopo al bar”.
Spazio e tempo non sono mai stati così relativi.

I giorni passano veloci; e quasi ogni sera c’è qualcuno da salutare.
Fino all’ultima mattina, con il saluto di Luca, dopo 4 mesi di viaggio.

Sembra incredibile come, in così poco tempo, già sentissi Melbourne come una casa.

Da ora in poi sarà tutto nuovamente diverso.
La monotonia è qualcosa che ti uccide l’anima.
E io non ho mai sentito la mia anima così viva.

Stay tuned

martedì 13 marzo 2007

Wilsons Promontory

Come spesso accade, le cose belle capitano sempre per caso.
Qualche settimana fa Emma ci chiese se volessimo andare con lei e Marcus (un suo amico quanta basta fuori di cotenna) a fare un week end in campeggio in un parco naturale chiamato Wilsons Promontory.
Non avendo programmi, ne tantomeno idea di cosa fosse, le dissimo "si".
A 2 giorni dalla partenza scopriamo che anche i genitori di Emma (che ormai ci hanno pressochè adottati) si aggregano alla gita.
Confesso che la cosa mi imbarazzava un pochino, ma ormai sto imparano che le usanze australiane sono aliene alle nostre povere mentalità italiane.

Venerdì

Rendez-vous con Emma e Marcus e si parte.
Fermata per procurarsi una cassa di birra e cena on the road a base di fish & chips.
4 ore dopo arriviamo al parco naturale.
Montare le tende di notte è sempre un'emozione...
Mai quanto rendersi conto di essere circondati da possum e wombat.

Finchè sono i possum, ce li abbiamo anche dietro casa, ma i wombat...

La prima cosa che ho pensao vedendo un wombat è che sembra un incrocio tra una nutria e un porcellino... però è un marsupiale.
Dormire in una tenda più corta di te è sempre un'emozione...

Nda: il verso dei possum è una specie di urlo straziante. Immaginate il piacere di dormirci di fianco.

Sabato

Giornata stupenda.
Sveglia presto, colazione e strani volatili.
Immaginatevi di essere seduti, col vostro caffè in mano, e vedere intorno a voi questo.

Ovviamente l'umore al campo base si è alzato incredibilmente.

Partiamo per una passeggiata su uno dei monti.
La vegetazione circostante è uno spettacolo.
In questo caso le immagini dicono molto di più delle parole.

Si torna al campo per il pranzo e subito si riparte.
Nel pomeriggio, mare.
Andiamo a Squeaky Beach.
Emma mi spiega che si chiama così perchè quando ci cammini fa "squeak, squeak"...
Dubbioso proseguo finchè non mi si para davanti agli occhi questo spettacolo.

Scendiamo fino alla spaggia.
Primo passo... "squeak"
Secondo e terzo... "squeak, squeak"
Incredulo esamino la sabbia e svelo l'arcano.
La sabbia bianco latte, è talmente fine che quando ci si cammina sopra fa un rumore di slittamento simile a quello di quando si cammina sulla neve fine.
L'acqua è cristallina e gelida, ma ci saltiamo dentro senza pensarci un secondo.
Sembra il paradiso terrestre.

Si avvicina la sera e decidiamo di andare a vedere il tramondo da Tidal Beach.
Anche in questo caso le parole sono inutili.

Torniamo, ceniamo, chiacchieriamo, qualche birra e qualche partita a carte, tutto sotto le stelle.
Orione, la via lattea e la croce del sud sono uno spettacolo meraviglioso.
Il sonno prende il sopravvento e la notte passa in uno schiocco di dita.

Domenica

Ci svegliamo con un tempo da lupi.
Il clima del Victoria non ti fa annoiare mai.
Visto che ancora non minaccia grossa pioggia decidiamo di intraprendere un'altra passeggiata.
La meta è Oberon Beach.
Il nome Oberon deriva dal del re delle fate in "Sogno di una notte di mezza estate".
Il cielo grigio, il vento, le onde e gli alberi bruciati dall'incendio di due anni prima, creano un'atmosfera davvero magica.
Ti aspetteresti davvero che da un momento all'altro, da un tronco spaccato, salti fuori una fata.

Arrivati alla spiaggia, lo spettacolo mi lascia senza fiato.


Si alza il vento e compaiono le prime gocce di pioggia.
Si torna al campo.
Facciamo a tempo a finire di mangiare e ricomincia a piovere.
Smontare le tende con la pioggia e il vento è sempre un'emozione...

Salutiamo il Wilsons Promontory e si riparte alla volta di Melbourne.
Questo assaggio di cosa può offrire questa terrà non ha fatto altro che consolidare il mio desiderio di partire.

La scelta è fatta.
Dopo 4 mesi di viaggio assieme, la mia strada e quella di Luca, tra qualche settimana si divideranno.
Lui vuole rimanere a Melbourne ancora per un qualche mese, io voglio viaggiare.
La mia meta sarà Perth.
Da li in poi?
Who knows...

Stay tuned

martedì 27 febbraio 2007

Storie, Pensieri, Canzoni

Disclaimer:
Questo post è senza foto in quanto se esistesse una macchina in grado di fotografare storie, pensieri e canzoni, sarebbe la tomba delle emozioni.
Consiglio comunque di fare un giro sul blog di musicomane e guardare il post sul St. Kilda Festival.

Una sera in un piccolo party domestico da Adam, conosco Greg.
Personaggio assai particolare (sembra Sergio Rubini nei momenti peggiori) ma davvero interessante.
Australiano d’origine italiana, aborigeno onorario, adora narrare.
Io adoro ascoltare.

“La storia dell’ultima invasione subita dall’Australia”

La storia ci insegna che l’Australia non è mai stata invasa.
“Bullshits!”
Circa 400 anni fa, prima che l’occidente scoprisse questa terra, ci fu un colossale tentativo di invasione da parte delle tribù Maori.
10.000 Maori partirono dalla Nuova Zelanda, affrontando il mare di Tasman a bordo di migliaia di grosse canoe, alla volta dell’Australia.
Le vedette di una tribù aborigena avvistarono l’avanscoperta Maori nel mare di fronte a Byron Bay.
Le vedette corsero al villaggio per dare l’allarme.
Dal villaggio, i più veloci vennero mandati ad avvertire i villaggi vicini, anche se di altre tribù, nemiche fino al giorno prima, e i più forti vennero mandati a Byron bay.
Questo accadde in ogni villaggio, sempre più velocemente, sempre più capillarmente.
Quando, dopo quasi un mese di navigazione, i Maori si preparavano a sbarcare sulle coste australiane per iniziare l’invasione, trovarono ad attenderli sulla costa di Byron Bay 100.000 aborigeni, provenienti da ogni parte dell’Australia e da ogni tribù, pronti a combattere.
La sola cosa che i Maori poterono fare fu tornare indietro.
Si dice che metà di loro non ce la fece e morì, esausta, sopraffatta dalla furia del mare.
Così finì l’ultimo (e forse il primo) tentativo di invasione dell’Australia.

Quanto di questa storia sia realtà e quanto leggenda, nessuno può saperlo.
Io intanto la conosco.
Conosco un piccolo frammento della storia di una delle più antiche civiltà della terra.
Storia che non si trova sui libri perché imprecisa o sconveniente.
Storia di una civiltà che in meno di 200 anni sta venendo cancellata completamente dalla faccia della terra e dalla memoria della gente.
Sinceramente?
Mi sento fortunato a conoscere questa storia.

Un’altra storia

Dopo tre meravigliose settimane la mia storia con Anni finisce. Lei si sta legando moltissimo e non vuole continuare sapendo che potrei andarmene da un momento all’altro. Non potendo darle torto in alcun modo, davvero a malincuore, rispetto la sua scelta.
Magari un giorno le nostre strade si reincontreranno e sarà diverso. Who knows?

Non avendo più un legame a questa città i miei pensieri ricominciano a viaggiare liberi.
E presto, la febbre del viaggio, sopita dallo splendore di questa città e da un breve ma stupendo rapporto con Anni, torna più forte che mai.

Parlo con Adam e mi dice che se non avesse Katy starebbe ancora viaggiando.
Parlo con Riccardo (quello più fuori di noi), ormai in pianta stabile a Perth fino alla data del suo rientro in patria, e mi dice di partire e raggiungerlo.
Parlo con Gianluca e rimpiange di non poter partire a causa del lavoro.
Parlo con Emma, che è in procinto di partire per l’Europa per un periodo indeterminato, e mi confessa paure, sogni e desiderio di viaggiare.
Saluto Flora, che ieri è ripartita per l’Italia, ed è stata una coltellata. L’idea che non avrebbe più avuto intorno a se tutto questo mi faceva sentire male.

Come buttare benzina su un fuoco.

Melbourne, tra le città che ho visto fin’ora nei miei viaggi passati, è forse quella dove più mi piacerebbe vivere.
Nonostante questo, sento come una pressione nell’animo.
Come una voce che mi ricorda che ho da vedere un intero continente intorno a me e sarà difficile avere una seconda occasione per farlo.

Tra qualche giorno sarà il momento di fare la scelta.
Decidere se il 6 aprile sarà il momento di lasciare per un bel po’ questa città.
Già, perché fare il “Great Circuit” (la strada che gira tutt’intorno all’Australia passando per Uluru), lavoricchiando qua e la ogni tanto e visitando i luoghi più belli dell’Australia, prende tra i 5 e i 7 mesi.
A questi vanno aggiunti un paio di mesi di lavoro forzato per mettere da parte i soldi necessari a partire.
E in una rapida somma sarà il momento di tornare.

Questa mattina, mentre facevo colazione, è partita una canzone.
“La balada del Genesio” di Davide Van De Sfroos.
Penso di non averla mai sentita così “mia” come in questo momento.
Siccome dubito che molti di voi la conoscano vi saluto riportandovene le parole (chi non capisse le parole chieda aiuto ai veri nordici).
Stay tuned!

La Balada Del Genesio

Se ciàmi Genesio o ho faa un pò tütt
puèta, spazzèn, astronauta e magütt
ho pirla per el muund fino all’ultimo chilometro
innàanz e indree cumè el mercurio nel termometro…

Sun naa in söe la löena dumà cun’t i öcc
ho sparaa cuntra el teemp e ho desfàa i urelòcc
ho pregà mìla voolt senza nà giò in genöcc
ho giraa cun’t el smoking e a pee biùtt piee de piöcc…

M’è tucaa imparà che la röeda la gira
che ogni tant se stravacca el büceer de la bìra
tra furtöena e scarogna gh’è una corda che tira
quaand che el diàvul el pìca el ciàpa la mira…

Sun staa l’incüdin e quai volta el martèll
ho dato retta al cuore e quai volta a l’üsèll
nel böcc de la chitàra ho scondüü questa vita
sia i pàgin in rùss che quii scrivüü a matita…

El curtèll in una man e nell’oltra un màzz de fiuu
perché l’amuur e la moort i henn sempre lè scundüü
ogni dè nàvi via cun un basèn o una pesciàda
cul destèn de dree di spàll per mulàmm ‘na bastonàda

E de ogni mia dona se regòrdi el surìis
anca se cun nissöena sun rüvaa ai benììs
tanti donn che in sacòcia gh’eren scià el paradisi
insèma al rusètt hann lassa i cicatriis…

Scapàvi e inseguivi senza mai ciapà fiaa
curiàndul nel veent…fiuu senza un praa
una trottùla mata sempre in gir senza sosta
un boomerang ciùcch senza mai una risposta…

Zìngher e sciuur sempre söel mè binari
suta un’alba e un tramuunt püssèe rùss del Campàri
ma i ricordi i hènn smagg e me spècia el dumànn
el me spècia incazzàa cun scià i buumb a màn…

Sigarètt senza nomm e büceer senza storia
hann faa i ghirigori nella mia strana memoria
tatüagg invisìbil che me càgnen de nòcc
e una vita tiràda cumè un nastru de scotch…

La mia ciciaràda làssa el teemp che la tröeva
vardi el cieel de nuvembra cun la sua löena nöeva
sun el Genesio e questu l’è tütt…
cun qualsiasi vestii, suta…sun biùtt…

giovedì 8 febbraio 2007

Cronache passate e presenti

Rieccomi, dopo innumerevoli sollecitazioni e improperi da parte di amici e parenti, a scrivere di cosa mi accade nella terra dei canguri.
Non lesinerò le parole così avrete come ammazzare un po’ il tempo.
Ripartendo da dove avevo lasciato.

La ricerca del lavoro.

Si prosegue a mitraglia a mandare curriculum.
Si iniziano a fare i primi lavori occasionali come ad esempio traslocatori e, nel caso di Luca, modello…
Un bel giorno, mentre avevo in braccio un mobile da 70 kg mi telefona un’agenzia di promozione (sinceramente avevo mandato tanti di quei curricula che nemmeno mi ricordavo chi fossero) per invitarmi a un colloquio.
Vado e scopro che il lavoro consiste nel fermare la gente per strada e convincerla a sottoscrivere una donazione per la croce rossa australiana.
Avete presente quelle persone con magliette di enti di beneficenza, che quando incontrate cambiate strada per evitare che vi fermino? Ecco, proprio uno di quelli!
Durante il colloquio e la prova ho fatto un’ottima impressione e hanno deciso di prendermi.
Ci ho pensato un po’ su e valutando che era un’ottima palestra per l’inglese e che i soldi non fan mai schifo, ho accettato.

Il lavoro.

Sveglia alle 6.30 ogni mattina.
Per tutti quelli che mi conoscono sarà facile immaginare che genere di tortura possa essere per il sottoscritto.
40 minuti di tram; sta città continua ad essere enorme.
Arrivo in ufficio e mi trovo coi colleghi, una ventina di persona di cui 5 ragazzi me compreso. Piacevole visione.
Training mattutino.
30 minuti di training su marketing e tecniche di approccio dei clienti.
30 minuti di follia allo stato puro.
Urla, danze, proclamazione dei migliori del giorno prima, cacce al tesoro, aerobica, ecc, il tutto con sottofondo musicale degno dello Studio Z.
Dopo tutto questo ci si sposta in giro per la città e si comincia a lavorare.
A fine giornata sono mediamente uno straccio e con la voglia di vivere di un kamikaze pakistano.

La prima settimana passa senza infamia e senza lode, solo con un sacco di stanchezza… tutto questo fino al fatidico giorno del 25 gennaio, il mio compleanno.
Fino a quella data avevo più o meno le idee chiare sui miei programmi futuri.
Da quella data ho deciso di evitare di fare ulteriori piani perché è un’inutile perdita di tempo.

I presagi
Scopro che il 26 gennaio è l’Australian Day, festa nazionale, ergo, non si lavora.
Il 24, in ufficio, viene annunciato che il giorno dopo bisognava vestirsi in maniera australiana e che nel pomeriggio ci sarebbe stato un barbecue con tutti i colleghi, offerto dall’ufficio.
Giornata corta + week end lungo x australiani alcolizzati = cataclisma.

Il mio compleanno.

Inizio a intuire che non avevo ben afferrato lo spirito della giornata quando è entrato un mio collega vestito così.

Il resto dei colleghi erano sulla stessa linea.
La giornata finisce alle 3 e si torna in ufficio.
Continuo a intuire che non avevo ben afferrato lo spirito della giornata quando noto, dirigendoci tutti assieme verso il parco, che non c’era cibo ad eccezione delle patitine fritte… solo alcol.
Ovviamente alle 7 ero già marcio, ma il colpo di grazia doveva ancora arrivare.
La coferma che non avevo ben afferrato lo spirito della giornata è arrivata quando la capa si è alzata ed è arrivato il proclama: “let’s go all toghether on a pub! Tomorrow it’s Australian Day!”
Lungo la strada per il pub, il mio fegato telegrafava disappunto.
Pub, alcol, colleghe tirate a lucido. (la foto non è il massimo perché l’ho fatta col cellulare e l’alcol non mi forniva propriamente una mano ferma).

La serata degenera a una velocità impressionante.
In men che non si dica mi ritrovo ad essere il “fratello italiano” di mezzo locale, la mia crew manager che corre a piedi nudi in mezzo alla srada, gente mai vista che ti offre da bere, sette persone che vogliono salire su un unico taxi e tanto altro.
Ci si sposta in un altro locale passando per l’autostrada (chi dava le indicazioni non era molto in forze).
Diverso locale, stessa solfa. Tre cagate da mangiare e un inferno di bottiglie di vino.
Giunte le 3 di mattina, al terzo cambio di locale, cedo e decido di godermi un meritato riposo, tornando a casa dopo 20 ore esatte che ero in giro e mettendomi a rispondere a un po’ di vostri messaggi.
Per tutti coloro a cui ho risposto al mio compleanno: se ho scritto cagate ora sapete perché.
Per tutti coloro a cui non ho risposto: ora sapete perché me ne sono dimenticato.

Il 26 è giorno di totale riposo. Decidiamo di passare il pomeriggio al mare con Adam (il vicino croato) e la sera cazzegginado bellamente in un’apoteosi di assoluto Niente.

Il 27…
Bucato, spesa, pulizie domestiche, lavaggio dei piatti arretrati di giorni, una tranquilla giornata domestica… nulla lasciava presagire cosa sarebbe accaduto dopo.
La sera usciamo e andiamo all’Espi, uno dei locali storici di Melbourne, situato sul lungo mare.
È proprio qui che conosco Anni.
24 anni, finlandese, emigrata in Australia 15 anni fa con la famiglia, veramente bella!
Iniziamo a chiaccherare e, col fatto che lei parla anche spagnolo e un po’ d’italiano, la comunicazione è notevolmente facilitata.
La serata passa in uno schiocco di dita e nei giorni seguenti iniziamo a frequentarci.
Prima ancora di renderci conto di cosa ci stia succdedo ci ritroviamo molto più legati di quanto potessimo immaginare.
Per quanto riguarda cosa accadrà in futuro… chi può dirlo?
Per ora sto molto bene così e mi godo il momento. Poi, chi vivrà, vedrà.
Intanto i bookmakers potranno sbizzarrirsi in quotazioni.
Visto che tanto so che se non lo facessi verrei sommersi da domande, tanto vale che vi metta una sua foto.

La settimana successiva, lavorativamente, parte maluccio e migliora molto sul finire.
Tra le follie del mio ufficio, il lunedì viene indetta una gara tra due squadre (brown eyes VS weird eyes) a chi fa più vendite. Premio: 200 dollari da spendere in… ALCOL! (tanto per variare)
Ovviamente gli weird eyes vincono (siamo i più fighi, non ci son santi) e ci ritroviamo all’Espi, a goderci la nostra giornata corta, con il tramonto sul mare e circa una quarantina di litri di birra in 10.
Il lavoro non mi fa impazzire ma miei colleghi sono tutti dei bei soggettini, quindi è fin piacevole. L’unica che proprio mi sta sulle palle è la crew manager; una diciottenne troppo piena di se, con un difetto di pronuncia degno di Paperino e con la profondità d’animo di un foglio di carta velina.

Visto che sul finire della settimana le mie abilità erano notevolmente migliorate mi è stato chiesto di partecipare ad un road trip. In soldoni, fare lo stesso lavoro, ma in qualche cittadina dell’entroterra, per una settimana. Nella fattispecie a Shepparton. Una cittadina di 10000 anime contando anche le mucche, le pecore e i cani.
Accetto… e faccio una cazzata madornale.

Infatti, causa problemi vari degli altri colleghi, ci siamo ritrovati ad essere solo in 3: io, la crew manager, e un’altra ragazza, di per se non male, ma amica della prima.
Per farvi capire il genere di posto dove ero vi mostro una foto della stazione ferroviaria.

Provate a immaginare cosa significhi fare un lavoro che non vi piace un gran che, isolati e, soprattuto, 24 ore al giorno con una persona che non vi piace, anzi, che proprio urta solo il sentirne la voce.

Ho retto 3 giorni prima di mandare a cagare lei e il lavoro.

Oggi è infatti il mio primo giorno da nuovamente disoccupato e quindi, prima di ricominciare la caccia, ho deciso di dedicare un po’ di tempo al blog.

Scusate per la lunga attesa; prometto che cercherò di essere più dilegente.

Un abbraccio a tutti e alla prossima.

venerdì 12 gennaio 2007

Home sweet home

“Finalmente a casa!”
È il genere di affermazione che di solito si fa quando si rientra a casa dopo una giornata dura.
Nel mio caso la si fa dopo un mese di peregrinaggio tra alberghi, ostelli, aerei e 3 continenti.
Quasi non ci sembra vero ma finalmente abbiamo un tetto fisso (seppur per solo 2 mesi).
Questi ultimi giorni sono stati dedicati alla nostra bella casetta.
Essendo solo parzialmente arredata abbiamo dovuto comprare piccoli oggetti fondamentali quali pentola per la pasta, posate, ventilatori (l’estate inizia pesantemente a farsi sentire) e ovviamente cibo e ammenicoli vari.
Siamo nel quartiere più fashon della città.
Questo comporta una quantità di Eccellenza da capogiro e la necessità di attenzione a dove si comprano le cose per evitare di essere scuoiati vivi.
Melbourne è una specie di grande scacchiera.
Tutti i quartieri sono divisi in rettangoli (blocks) da strade principali; all’interno di questi ci son un sacco di stradine residenziali.
Noi abitiamo in una di queste.
La tranquillità e il silenzio di queste strade sono quasi innaturali.
Come promesso vi mostro un po’ di foto.
La nostra via

Il nostro complesso

La nostra casa

E per chi vorrà venire a trovarmi nei prossimi 2 mesi, la mia stanza

Ebbene si, non abbiamo i letti ma solo dei materassi in terra.
Garantisco che si dorme bene lo stesso.
In questi giorni abbiamo anche avuto modo di familiarizzare coi vicini… con uno in particolare.

Adam
Ragazzo croato di 30 anni fidanzato con una tailandese di 36.
Quasi 2 metri di muscoli e panzetta alcolica (mi ricorda qualcuno…), 5 passaporti di diverse nazionalità, ex militare, ex Dj, ex barista, ex di tutto, ora assistente ospedaliero.
Un’esperienza di vita e di viaggi da far invidia a Marco Polo.
Simpaticissimo e moooolto espansivo.
Ormai sappiamo che ogni giorno intorno alle 7 ci si parcheggia a casa a chiacchierare per una mezz’ora buona.
Ormai ci ha promossi a suoi cugini.
A parte tutto è davvero molto gentile, ci presta di tutto, ci invita a cena, ci porta cibi tailandesi preparati dalla sua ragazza (a volte, come oggi, ci porta roba da mangiare e poi ci invita a cena da lui lasciandoci le provviste), ci da consigli su dove far la spesa, dove uscire la sera e qualunque cosa ci possa venire in mente.
Si è offerto anche di aiutarci a trovare lavoro.

Lavoro… già… ormai è giunta l’ora…
Son partite le ricerche e forse iniziano a dare qualche frutto.
Non dico nulla per mera scaramanzia ma presto saprete.

Infine dedico due righe a due sostanze che ormai ci hanno resi dipendenti.

Vegemite e Marmite

La prima australiana e la seconda neo zelandese.
Entrambe fatte con i resti della fermentazione della birra.
All’aspetto delle malte nere.
Al gusto… Provare per credere.
Pan tostato, burro e Marmite o Vegemite è ormai diventato il pasto alternativo per eccellenza.
Anche voi entrerete nel tunnel!

See Ya!

martedì 2 gennaio 2007

Happy New Year!

Ultimi giorni di vacanza forzata (sigh, iniziavo a prenderci gusto).
Ci continuiamo a godere la vita d'ostello.
Familiarizziamo con due fratelli belgi, potenziali alcolisti, che di cognome fanno Sluts (si scrive in modo diverso ma la pronuncia è, purtroppo, proprio quella)e con Melyssa, un'ispano/svizzero/australina con problemi di scambio di nazionalità.
Scopriamo anche man mano cose interessanti su ostello, zona e persone.

Smith's Street: la zona
Ci dicono essere una zona malfamta e pericolosa.
La fonte dei problemi è un nutrito gruppo di ben 5 aborigeni ubriachi.
Ma 5 di numero!
Sono completamente inncui e se nel loro barcollare ti urtano si scusano.
Questi non hanno ben presente il concetto di pericolosità...
Qui dimora anche Chopper Read (Cercate su internet per sapere chi è perchè ne vale la pena).
L'ultimo fatto di sangue che si ricorda è una sparatoria tra mafiosi e polizia... circa 15 anni fa.

Il Collingwood Accomodation: l'ostello
Ex covo di mafiosi e teatro della sparatoria di cui sopra.

Paul: il proprietario (quello che ce l'ha coi siciliani)
Avvocato penalista per 30 anni.
Si è stufato del foro e ha comprato una palazzina per farci un ostello.
Amico e difensore, a suo tempo, di Chopper Read.

D&D: Daniel & Daniela
Una coppia fenomenale: lui, 28 anni, australiano con origini italiane; lei, 49 anni, argentina,
emigrata in australia con la famiglia ai tempi della guerra civile.
Innamoratissimi, viaggiatori incalliti, fuori come mine.
Vivono nell'ostello, intanto che mettono da parte soldi per ripartire, scabiando l'ospitalità con piccoli lavori di pulizia e custodia.

The man who lives in the back (l'uomo che vive nel retro)
Signore di 80 anni.
Ex ingegnere edile.
Amico di Paul.
Vive nel retro della palazzina scambiando l'ospitalità con piccoli lavori di manutenzione elettrica e idraulica.

29 Dicembre
Si rialzano le tmperature intorno ai 27 gradi.
Facciamo un giro per i Royal botanic gardens con belgi e Melyssa.
Questi giardini sono una fetta di paradiso nella città.

Ovviamente non perdiamo occasione per goderci appieno lo sciallo della situazione.
La serata sembra dover passare tranquillamente in ostello a chiaccherare, quand'ecco che i belgi tirano fuori un arsenale di alcolici.
La serata è stata irrimidiabilmente copromessa...

30 Dicembre
Emma, un'amica australiana, mi chiama (svegliandomi) per comunicarmi che nell'arco di un'ora passa a prenderci per portarci al mare.
Telefonata in inglese, appena sveglio, in doposbronza, capendo e dicendo frasi sensate... Ho superato me stesso.
Ci si prepara e, digiuni, si salta sul fuoristrada guidato da Emma (un mostro di lamiera e acciaio da lei chiamto "daddy's toy").
Giusto per farvi rosicare un pochino vi mostro una foto della giornata...

Sole, 30 gradi, bagno nell'oceano.
Pasto a base di fish&chips in un prato sul mare.
Aperitivo in un bar sulla baia.
Serata con concerto blues.
DA PAURA!

31 Dicembre
Sono accadute cose strane... molto strane.
L'etica professionale mi impone di fermarmi qui.

1 Gennaio
Il solito Day After.
E' sempre il solito fottuto Day After.
L'ostello sembra il set de "l'alba dei morti viventi".
Sciallo, sciallo, sciallo e... ancora un po' di sciallo con concerto jazz in chiusura.

2 Gennaio
Saldiamo l'affitto con l'agenzia.

Se tutto va bene domani si entra nella nostra casa!
Penso che mi mancherà un po' il "Collingwood Accomodation".
Da adesso si ricomincia a ballare, ma comunque vada... sarà un successo!

martedì 26 dicembre 2006

Merry Christmas!

Elio cantava: "Christmas with the yours, Easter what'you wont".
Causa ovvi motivi di forza maggiore mi toccano entrambi in solitaria.
Ammetto che mi farebbe piacere salutare tutti gli amici e parenti, ma dall'altra parte far natale al caldo (per modo di dire visto che ieri le correnti antartiche si son scatenate e han portato la temperatura a 5 gradi) spegne decisamente il mio sprito natalizio.

Antivigilia:
Andiamo in un club.
Impatto a dir poco scioccante.
A parte l'impressionante quantità di Eccellenza, ci sono cose che ci hanno davvero lasciati senza parole.
Jack&Cola servito in bottiglia tipo Bacardi Breazer (disgustoso).
Tutti i drink in bottiglie di vetro (in italia in 30 secondi si finirebbe a bottigliate).
Uno stuolo di omini armati di scopa, paletta e secchio che girano per il club ininterrottamente a spazzare, vuotare posaceneri e raccogliere bottiglie. Non lasciano un capello fuori posto. Nemmeno le formiche operaie sarebbero così efficienti e minuziose.
Il controllo dei documenti all'ingresso (ebbene si, il proibizionismo ha colpito anche qua).

Vigilia:
Pomeriggio dedicato al bucato.
Dopo 24 giorni, forse era ora di farlo.

L'impatto con la lavanderia a gettoni è stato duro. Soprattutto quando non sai (e non c'è scritto) che monete prende la macchina.
Quando stavo per iniziare a prendere a calci la lavatrice, una lesbica (era più uomo lei di me) mi svela l'arcano e mi permette il riutilizzo di abiti ormai irrimediabimente compromessi.

La sera, passeggiando vicino all'ostello, sentiamo musica rock violeta provnire da un locale.
Entriamo.

Il "The Tote"
Sembra il luogo dove si raduno i più cattivi della città.
All'ingrsso: il bancone e un bancomat (si proprio un bancomat!).
Un gruppo incazzatissimo e bravissimo suona metal/hardcore.
Una ventina di persone esagitate pogano come forsennati insieme al cantante (mentre continua a cantare) come se fossero a Woodstock.

Finisce il concerto e tutti si abbracciano, bevono, e smontano il palco. Svaccati e sciallati.
Scopriamo essere uno dei locali storici di Melbourne.
Per la cronaca: dove hanno iniziato a suonare gruppi come AC/DC e Jet.

Usciamo dal locale e il successivo (200 metri dopo) è un discopub latino americano.
Band di 14 elementi di una bravura eccezionale (alcuni musicisti erano docenti del Victorian College Of Arts)
Gente che balla, Eccellenza in abbordaggio.
Ingresso libero, consumazione non obbligatoria.
Un altro mondo.

Natale:
Le temperature precipitano e arriva il diluvio.
Il barbecue in programma in ostello se ne va a puttane.
Pranziamo da Hungry Jack's (in Italia Burger King) insieme a disperati, vagabondi e immigrati.
Il resto della giornata lo si passa coi compagni d'ostello, tutti insieme appassionatamente, bevendo VB (alias Victoria Bitter, la birra più scronda ed economica dello stato) e mangiando schifezze trivella-fegato.

S.Stefano:
Qua si chiama Boxing Day.
In questo giorno i ricchi nobili pagavano scontri di box pubblici come regalo ai poplani.
Lo passiamo in compagnia di Riccardo (quello più fulminato di noi) a scambiarci racconti di viaggio, consigli e a fare progetti per il futuro.
Per cena ho preparato carbonara, come da migliore tradizione... l'ultima carbonara in un ostello era stata a Goteborg.

Inizio a chiarirmi le idee su come investire questo anno di vita Australiana... e sarà un sogno!

BUON NATALE A TUTTI!
VI VOGLIO BENE!