Finalmente riesco a riprendere la timeline giusta!
E' oramai una settimana che siamo a Melbourne e stiamo iniziando a familiazizzare.
Innanzitutto con la lingua: essendo una città multietnica tutti parlano in modo diverso ma tutti cantilenando. La parola base è "mate"(pronuncia "mait" con A aperta), che vuol dire compagno.
In Australia sono tutti compagni.
"Hey mate" è l'inizio di quasi ogni interazione sociale.
La città:
E' veramente gigantesca!
Sebbene conti solo 3 milioni di abitanti, a parte la zona dei grattacieli, esendo tutta costruita in largo ha un'estensione spaventosa.
Solo l'area 1 (ovvero la zona centrale, un terzo circa della città) ha un diametro di circa 20km!
I tram:
Non avendo metropolitana e abbastanza pochi autobus, tutto funziona coi tram.
Qui la gente vive sui tram (detto tipico della città).
Avendo sempre o quasi la corsia preferenziale, sono a tutti gli effetti delle metropolitane a cielo aperto.
Il clima:
quanto di più bizzarro abbia mai visto.
Sole cocente pressochè perenne, vento, da fresco a gelido, da brezza a bora, anch'esso pressochè perenne. Temperature che possono variare di 10 gradi in 1 ora.
La popolazione:
Tutti gentili, disponibili e cordiali; soggetti di ogni tipo, razza e genere facilmente reperibili.
Fauna femminile (per lettori maschi):
si divide in 2 categorie: Boiler (altezza media e forma cilindirica) e Eccellenza (altezza variabile ma generalmente elevata, corpi atletici, maggiorate) in una proporzione di circa 40% e 60%. Generalmente intraprendenti (ti abbordano loro).
Le mosche:
Tante, fastidiose, intraprendenti anch'esse.
L'aria:
Pulita e profumata, se non c'è odore di mare c'è odore di vegetazione.
Il rumore:
Pressochè inesistente.
La musica:
Buona, ovunque, live, ottimi musicisti, ogni genere. Praticamente un paradiso!
Tutto sommato sembra non essere niente male come città, anzi, direi che è proprio bella.
Sono ancora a caccia di un appartamento dove andare a vivere ma la ricerca è abbastanza ardua.
In questo momento aggiorno il blog da un caffè accanto al mare con accompagnamento di musica italiana d'autore (Modugno, Capossela, ecc).
Il prossimo step sarà aggiornare le foto degli ultimi 3 post, pazientate ancora un po' ma nella vita ci son delle priorità... un tetto sotto cui dormire è di solito in cima insieme al cibo e all'acqua.
Bye
lunedì 18 dicembre 2006
domenica 17 dicembre 2006
Melbourne!
Eccoci finalmente arrivati nel più giovane continente della terra!
Ore 13.30: atterraggio.
Ore 16.30: usciamo dall'aeroporto.
I controlli per l'immigrazione australiani sono di una minuziosità ragguardevole.
Ammetto che dopo il controllo passaporti eseguitoci da un agente della Gestapo travestito da dolce biondina e lo smistaggio nel corridoio 1 (quello dei disadattati sociali e dei contrabbandieri) al controllo bagagli, iniziavo a temere che mi avrebbero reimbarcato e rispedito al mittente.
Fortunatamente, arrivato il nostro turno, il fato ci ha abbracciati e siamo finito con un'agente di nome Angela Caputi (di ovvie origini australiane) che vedendo i passaporti italiani ci ha sorriso, fatto un paio di domade e mandati via senza nemmeno faarci aprire i bagagli.
Tutto questo attirandoci le ire del povero derelitto tailandese prima di noi, finito con l'agente della Gestapo di cui sopra, che, non soddisfatta dei raggi X ai bagagli, gli ha fatto svuotare TUTTE le valige, controllato TUTTO quello che aveva dentro e infine passando i bagagli vuoti di nuovo ai raggi X.
Quando noi siamo usciti era arrivato a questa fase... ignoro tutt'ora il suo destino.
Prendiamo uno Skybus (una sorta di taxi collettivo) e arriviamo al nostro ostello.
Il Pint on Punt:
Ostello sopra, pub irlandese sotto. Gestito da una decina di persone di cui circa metà ragazzi e metà vecchi alcolizzati.
La nostra stanta è un bugigattolo da 10 mq con un letto a una piazza e mezza (ed è una doppia) nel mezzo.
Già dai primi momenti si può distinguere la nostre indole profondamente ordinata.
Questo è il nostro trampolino!
Da qua si comincia davvero!
Stay tuned!
Ore 13.30: atterraggio.
Ore 16.30: usciamo dall'aeroporto.
I controlli per l'immigrazione australiani sono di una minuziosità ragguardevole.
Ammetto che dopo il controllo passaporti eseguitoci da un agente della Gestapo travestito da dolce biondina e lo smistaggio nel corridoio 1 (quello dei disadattati sociali e dei contrabbandieri) al controllo bagagli, iniziavo a temere che mi avrebbero reimbarcato e rispedito al mittente.
Fortunatamente, arrivato il nostro turno, il fato ci ha abbracciati e siamo finito con un'agente di nome Angela Caputi (di ovvie origini australiane) che vedendo i passaporti italiani ci ha sorriso, fatto un paio di domade e mandati via senza nemmeno faarci aprire i bagagli.
Tutto questo attirandoci le ire del povero derelitto tailandese prima di noi, finito con l'agente della Gestapo di cui sopra, che, non soddisfatta dei raggi X ai bagagli, gli ha fatto svuotare TUTTE le valige, controllato TUTTO quello che aveva dentro e infine passando i bagagli vuoti di nuovo ai raggi X.
Quando noi siamo usciti era arrivato a questa fase... ignoro tutt'ora il suo destino.
Prendiamo uno Skybus (una sorta di taxi collettivo) e arriviamo al nostro ostello.
Il Pint on Punt:
La nostra stanta è un bugigattolo da 10 mq con un letto a una piazza e mezza (ed è una doppia) nel mezzo.
Già dai primi momenti si può distinguere la nostre indole profondamente ordinata.
Da qua si comincia davvero!
Stay tuned!
venerdì 15 dicembre 2006
Da Bangkok col furgone (in differita da Melbourne)
Ultimi 2 giorni a Bangkok.
Abbiamo compreso il sistema.
Siamo entrati nel sistema.
Questa bizzarra città funziona a modo suo e noi la assecondiamo.
Tutto funziona a "gasoline coupon".
Sali su un Tuk-Tuk gli fai capire che sai come funzionano le cose, lui ti porta in certi negozi (non sempre onesti), fai la parte del turista rincoglionito per 10 minuti, non compri nulla, ti fai dare un biglietto da visita dicendo che tornerai domani, esci.
Nel frattempo lui si è fatto dare un "gasoline coupon" dai gestori del posto per avergli portato un pollo da spiumare.
Ripeti l'operazione un paio di volte.
Risultato: viaggi gratis e ti giri la città.
La sera mangi alla bettola vicino all'albergo detta "gennaro 'o vibrione" (così ribattezzato dopo la prima sera in cui noi mangiavamo degli spaghetti e nel frattempo le formiche rosicchiavano noi) e via così...
Potremmo scrivere una guida per girar Bangkok spendendo il meno possibile.
Ultimo tramonto su questa città e arriva il momento di partire.
Saliamo su un taxi il cui autista è probabilmente un ex pilota Nascar.
40 minuti per arrivare all'aeroporto (all'andata ci abbiamo impiegato un'ora e mezza) e 5 anni di vita in meno.
6 ore di attesa in aeroporto e finalmente ci si imbarca su un bel Beoing/carro bestiame.
Melbourne arrivo!
Abbiamo compreso il sistema.
Siamo entrati nel sistema.
Questa bizzarra città funziona a modo suo e noi la assecondiamo.
Tutto funziona a "gasoline coupon".
Sali su un Tuk-Tuk gli fai capire che sai come funzionano le cose, lui ti porta in certi negozi (non sempre onesti), fai la parte del turista rincoglionito per 10 minuti, non compri nulla, ti fai dare un biglietto da visita dicendo che tornerai domani, esci.
Nel frattempo lui si è fatto dare un "gasoline coupon" dai gestori del posto per avergli portato un pollo da spiumare.
Ripeti l'operazione un paio di volte.
Risultato: viaggi gratis e ti giri la città.
Ultimo tramonto su questa città e arriva il momento di partire.
40 minuti per arrivare all'aeroporto (all'andata ci abbiamo impiegato un'ora e mezza) e 5 anni di vita in meno.
6 ore di attesa in aeroporto e finalmente ci si imbarca su un bel Beoing/carro bestiame.
Melbourne arrivo!
venerdì 8 dicembre 2006
From Chiang Mai Airport
Eccomi di nuovo a scrivere da un aeroporto come i veri top manager.
Ripartire da Sukothai è stata una bella emozione.
Qell'aeroporto è davvero surreale.
Nel caso ancora non fosse ben chiaro che gnere di posto sia, vi faccio vedere le due sale d'attesa prima e dopo il check in.

Si riparte e si arriva a Chiang Mai.
Capiamo subito dai primi istanti che la guida è simpatica come un'ortica nei pantaloni, ma ce la dobbiamo tenere.
Soggetto a se stante: l'autista. Un tamarro tailandese di mezza età con auto assettata, volante Momo, pedalini da gara e scarico aperto con terminale cromato.
Siamo in un aglomerato urbano da tre milioni di abitanti, tra le montagne e la giungla.
Ricorda molto Bangkok ma molto più pulita, silenziosa e calma.
La guida ci dice subito che se vogliamo delle prostitute possiamo andare nei karaoke.
Superato il primo istante di perplessità in quanto io abbia sempre visto il karaoke come un luogo totalmente antirimorchio, mi son reso conto di quel che mi stava dicendo davvero.
"e benvenuti a Chiang Mai" non lo diciamo?
La fama di turisti sessuali è davvero ben radicata.
Intorno a noi:
templi con interminabili scale...
giungla con elefanti cavalcati da impavidi Thai...
farfalle tropicali...
e villaggi di tribù nomadi tra le monagne...
In definitiva una città molto carina seppur non esaltante.
Ultima nota: il mercato notturno (kilometri di bancarelle che si diramano in tutte le vie circostanti) è davvero il paradiso dello shopping.
Ammetto che un paio di cosine ce le siam prese pure noi.
Ora vi saluto che è giunto nuovamente il momento di imbarcarmi.
Stay tuned
Ripartire da Sukothai è stata una bella emozione.
Qell'aeroporto è davvero surreale.
Nel caso ancora non fosse ben chiaro che gnere di posto sia, vi faccio vedere le due sale d'attesa prima e dopo il check in.
Capiamo subito dai primi istanti che la guida è simpatica come un'ortica nei pantaloni, ma ce la dobbiamo tenere.
Soggetto a se stante: l'autista. Un tamarro tailandese di mezza età con auto assettata, volante Momo, pedalini da gara e scarico aperto con terminale cromato.
Ricorda molto Bangkok ma molto più pulita, silenziosa e calma.
La guida ci dice subito che se vogliamo delle prostitute possiamo andare nei karaoke.
Superato il primo istante di perplessità in quanto io abbia sempre visto il karaoke come un luogo totalmente antirimorchio, mi son reso conto di quel che mi stava dicendo davvero.
"e benvenuti a Chiang Mai" non lo diciamo?
La fama di turisti sessuali è davvero ben radicata.
Intorno a noi:
templi con interminabili scale...
Ultima nota: il mercato notturno (kilometri di bancarelle che si diramano in tutte le vie circostanti) è davvero il paradiso dello shopping.
Ammetto che un paio di cosine ce le siam prese pure noi.
Ora vi saluto che è giunto nuovamente il momento di imbarcarmi.
Stay tuned
Sukotai (in differita da Chiang Mai)
Ripartendo da dove avevo lasciato.
Arriviamo sulla pista e il nostro aereo è un vecchio e sano turboelica; praticamente un pulman con le ali.
Problema n1: lo spazio tra il mio schienale e quello davanti è minore di quello tra la il mio ginocchio e la mia schiena.
Problema n2: in atterraggio eravamo a 20 metri dalla testa dei contadini e non si vedeva ancora la pista.
Problema n3: la pista compare ma non si vede l’aeroporto.
L’aereo atterra, fa inversione e si parcheggia a lisca di pesce a bordo pista (i contadini accanto continuano tranquilli il loro lavoro).
Un’hostess dice: chi si ferma a Sukothai è pregato di scendere, gli altri rimangano a bordo (è davvero un pulman con le ali).
Uno di questi cosi viene a prenderci e ci porta all’”aeroporto”.
Un insieme microscopico di pagode senza muri tutto in legno.
L’angolo del ritiro bagagli ci lascia visibilmente perplessi.
Siamo davvero al confine tra campagne coltivate e giungla.
Quella che ci si para davanti è la Tailandia rurale. Diversa da quella che vediamo nei film sull’antico oriente solo per le macchine, i motorini e i televisori nelle case di legno e bambù.
Un simpatico ragazzo che parla italiano ci fa da guida.
Si presenta come Nicola ma intuiamo che sia una semplificazione per italiani burini del suo nome (Ni Kong).
Comincia il tour.
È tutto bellissimo: templi in rovina immersi nel verde,
stagni pieni di fiori di loto,
camminare su un ponte sospeso con un motorino che ti sfreccia di fianco,
la vita di campagna, la piccantissima cucina locale mangiata in mezzo agli alberi e infine farsi massaggiare da una tailandese di 40kg con la forza di Muahmed Ali.
In merito vorrei sfatare un mito: il thai massage vero non è quello erotico, bensì è un misto di massaggi rilassanti, frizioni e manovre da chiropratico simili a prese di wrestling.
Devo dire che i due giorni passati in questa zona son stati splendidi.
Domattina si riparte alla volta di Chiang Mai; cittadina tra giungla e montagne.
E ci si andrà col pulman alato di cui sopra.
Mi sento molto Stella Solitaria…
Arriviamo sulla pista e il nostro aereo è un vecchio e sano turboelica; praticamente un pulman con le ali.
Problema n2: in atterraggio eravamo a 20 metri dalla testa dei contadini e non si vedeva ancora la pista.
Problema n3: la pista compare ma non si vede l’aeroporto.
L’aereo atterra, fa inversione e si parcheggia a lisca di pesce a bordo pista (i contadini accanto continuano tranquilli il loro lavoro).
Un’hostess dice: chi si ferma a Sukothai è pregato di scendere, gli altri rimangano a bordo (è davvero un pulman con le ali).
Uno di questi cosi viene a prenderci e ci porta all’”aeroporto”.
L’angolo del ritiro bagagli ci lascia visibilmente perplessi.
Quella che ci si para davanti è la Tailandia rurale. Diversa da quella che vediamo nei film sull’antico oriente solo per le macchine, i motorini e i televisori nelle case di legno e bambù.
Un simpatico ragazzo che parla italiano ci fa da guida.
Si presenta come Nicola ma intuiamo che sia una semplificazione per italiani burini del suo nome (Ni Kong).
Comincia il tour.
È tutto bellissimo: templi in rovina immersi nel verde,
In merito vorrei sfatare un mito: il thai massage vero non è quello erotico, bensì è un misto di massaggi rilassanti, frizioni e manovre da chiropratico simili a prese di wrestling.
Devo dire che i due giorni passati in questa zona son stati splendidi.
Domattina si riparte alla volta di Chiang Mai; cittadina tra giungla e montagne.
E ci si andrà col pulman alato di cui sopra.
Mi sento molto Stella Solitaria…
lunedì 4 dicembre 2006
From Bangkok Airport
Mi sento un vero top manager!
Aggiorno il mio blog scroccando la wireless della sala d'attesa dell'aeroporto di Bangkok godendomi l'alba.
Attendo il mio volo salutando momentaneamente questa bizzarra città.
Questo luogo è il paradiso dello shopper compulsivo.
Centri commerciali grandi quanto un quartiere in cui i prezzi sono per la maggior parte ridicoli ai nostri occhi.
Citando Eurotrip: "adoro il tasso di cambio!"
Dentro questi templi del consumismo tralaltro si mangia anche davvero bene. Ramen, sushi e piatti tipici tailandesi a più non posso, spendendo in media 3 euro a pasto.
Infine riporto una piccola perla di arte: uno scorcio del palazzo reale.
Un luogo di arte, preghiera e potere. La summa di questa specie di teocrazia democratica che vige in Tailandia.
Ora devo andare a imbarcarmi.
Il prossimo aggiornamento sarà (forse) dalla giungla Tailandese.
Sukothai arrivo!
Aggiorno il mio blog scroccando la wireless della sala d'attesa dell'aeroporto di Bangkok godendomi l'alba.
Attendo il mio volo salutando momentaneamente questa bizzarra città.
Questo luogo è il paradiso dello shopper compulsivo.Centri commerciali grandi quanto un quartiere in cui i prezzi sono per la maggior parte ridicoli ai nostri occhi.
Citando Eurotrip: "adoro il tasso di cambio!"
Dentro questi templi del consumismo tralaltro si mangia anche davvero bene. Ramen, sushi e piatti tipici tailandesi a più non posso, spendendo in media 3 euro a pasto.Un luogo di arte, preghiera e potere. La summa di questa specie di teocrazia democratica che vige in Tailandia.
Il prossimo aggiornamento sarà (forse) dalla giungla Tailandese.
Sukothai arrivo!
domenica 3 dicembre 2006
Bangkok, la città dei paradossi
11 ore di volo
caldo, spazio angusto (per me almeno), bambini frignanti, hostess gentilissime, il mio schermo che si ribellava.

Aeroporto di Bangkok
Sconfinato, 15 minuti a piedi solo per arrivare all’uscita.
All’esterno un clima che, tra caldo, inquinamento e umidità, ti fa perdere 3 o 4 respiri prima di riuscire a riacquistare il ritmo normale.
50 minuti di taxi per le campagne all’equivalente di 8 euro. Sembra Pavia.
Bangkok
La città dei paradossi.
Traffico peggiore di quello di Napoli ma nessuno che accenna stress o delirio, tutti serafici.
Taxi di lusso e Tuk-Tuk
Gogo girls e commesse che non ti guardano negli occhi per timidezza.
Palazzi grigi e vegetazione tropicale.
Canali e soprelevate a 8 corsie.
Grattacieli e baraccopoli.
Il pupazzo di Ronald Mc Donald in postura buddista.

Penso che questa sia la città più strana che abbia mai visto fin’ora. Una tale concentrazione di paradossi ad ogni angolo di strada è impressionante ad occhi non abituati. Eppure, nonostante mille contraddizioni, inizio a capire perché tanti si innamorano di questo di paese. Poi magari una sera incontri due francesi, che dopo averti dato del baro perché devono giustificare che sono scarsi a calcio, ti offrono da bere e si finisce tutti abbracciati, sbronzi, in locali di dubbia fama, a fare i cretini, dando ai tailandesi una visione degli europei un po’ diversa da quella del turista sessuale.

La Tailandia inizia a piacermi davvero…
caldo, spazio angusto (per me almeno), bambini frignanti, hostess gentilissime, il mio schermo che si ribellava.
Aeroporto di Bangkok
Sconfinato, 15 minuti a piedi solo per arrivare all’uscita.
All’esterno un clima che, tra caldo, inquinamento e umidità, ti fa perdere 3 o 4 respiri prima di riuscire a riacquistare il ritmo normale.
50 minuti di taxi per le campagne all’equivalente di 8 euro. Sembra Pavia.
Bangkok
La città dei paradossi.
Traffico peggiore di quello di Napoli ma nessuno che accenna stress o delirio, tutti serafici.
Taxi di lusso e Tuk-Tuk
Gogo girls e commesse che non ti guardano negli occhi per timidezza.
Palazzi grigi e vegetazione tropicale.
Canali e soprelevate a 8 corsie.
Grattacieli e baraccopoli.
Il pupazzo di Ronald Mc Donald in postura buddista.

Penso che questa sia la città più strana che abbia mai visto fin’ora. Una tale concentrazione di paradossi ad ogni angolo di strada è impressionante ad occhi non abituati. Eppure, nonostante mille contraddizioni, inizio a capire perché tanti si innamorano di questo di paese. Poi magari una sera incontri due francesi, che dopo averti dato del baro perché devono giustificare che sono scarsi a calcio, ti offrono da bere e si finisce tutti abbracciati, sbronzi, in locali di dubbia fama, a fare i cretini, dando ai tailandesi una visione degli europei un po’ diversa da quella del turista sessuale.
La Tailandia inizia a piacermi davvero…
Iscriviti a:
Post (Atom)