martedì 15 gennaio 2008

Vita (pseudo) ordinaria e festività

Se escludiamo che vivo in un ostello, che lavoro per un are-krishna che ha esagerato con gli acidi, che il mio vecchio datore di lavoro voleva pagarmi in maryuana e che a dicembre ci sono tra i 30 e i 40 gradi, potrei dire che nelle ultime settimane ho condotto una vita molto normale.
Anche Viviana ha trovato lavoro e facciamo vita regolare.

I viaggi on the road sembrano secoli fà.

Passiamo natale in ostello con tutti gli altri scappati di casa e Paul in veste di papà.

Si va in spiaggia e ci si godono le ferie (a parte la povera Vivi che lavora senza sosta).
Passiamo un capodanno tranquillo passeggiando per la città in festa.

Al nostro ritroviamo anche un simpatico Huntsman a farci compagnia in camera nostra.
Ovviamente, seppur non avendo un bazooka, abbiamo disposto di lui.

Dopo le feste, di nuovo alle prese col lavoro.

Decisamente diverso dall'anno scorso.
Ma la situazione è cambiata molto, e io anche.

Ora l'obiettivo è rimettersi in viaggio al più presto.
Con l'ambizioso obiettivo di fare Malesia-Italia via terra.

E sarà tutta un'altra avventura.
Buone feste a tutti!

Con questo post dichiaro ufficialmente di aver ripreso la giusta timeline. Chiedo scusa a tutti gli amici e parenti che non hanno avuto mie notizie da mesi, se non per passaparola.

A presto

Un bizzarro diversivo

Le settimane passano velci come il vento.
Lavoricchio in ostello insieme a Viviana e mi trovo anche un lavoro come Landscaper, alias, costruttore di giardini.
La data di scadenza del mio visto si avvicina ma sono tranquillo.
So già come fare.
Aiutai Riccardo a fare lo stesso trucco per avere un'estensione di visto di un mesetto.
Ma quello era il pacifico Western Australia.
Qui siamo nel precisissimo Victoria.

La mia domanda viene rifiutata a priori.

Devo lasciare il paese nel giro di 4 giorni.
Prendo il primo biglietto per la Nuova Zelanda.
Scopro poi di non poter prendere un nuovo visto (turistico) fino a che non scade il mio attuale.
Attendo qualche giorno e vado in aeroporto.
Non mi vogliono far decollare perchè non avrei un visto valido per tornare.
Li faccio ragionare e salgo sull'aereo.
Sposto il mio ritorno di una settimana per non dare nell'occhio, visto che l'immigration neozelandaese può rispedirti indietro se sei li solo per rinnovare il visto australiano.
Racconto palle colossali all'immigration Neozelandese e li convinco.
Arrivo a Christchurch sano salvo e impunito.
Al che mi accingo a fare il visto turistico via internet con l'aiuro di Cecca, ma scopro di avere ancora un giorno di validità poichè l'immigration australiana, non si sa bene perchè, conta l'anno di 366 giorni.

Così mi ritrovo a vagare per Christchurch.

Con solo uno zainetto con dentro un asciugamano e la macchina fotografica, e l'angoscia che altri problemi possano venire a galla.

Seppur a causa dell'ennesima presa per il culo fattami dal governo australiano, mi godo qualche scorcio di Nuova Zelanda.
E devo dire che mi ha parecchio invogliato a visitarla molto bene dopo qualche mese.

Alle 2 del mattino mi ritrovo davanti a un computer a provare ad ottenere il mio visto.
Alle 2.30 esulto! Posso tornare in Australia.

Sposto il mio volo al giorno dopo e crollo esausto nel letto dell'ostello.

La mattina seguente torno in aeroporto.
Racconto palle all'immigration neozelandese sul perchè tornassi dopo un giorno.
Mi credono.
Prendo l'aereo.
Racconto palle all'immigration australiana sul perchè fossi di nuovo li dopo 30 ore.
Mi credono.

E finalmente torno in ostello a Melbourne.
Durante la mia assenza è arrivato qui anche Bruno (da Darwin).
E tutti insieme ci godiamo una bella cena per festeggiare.

Un'avventura da brivido durata 30 ore in Nuova Zelanda.
Con la paura di non poter tornare.
Qualcos'altro che racconterò ridendoci su.
Ma che mi ha fatto capire, seppur in minima parte, cosa si provi ad essere un emigrante.

E la gioia che si prova quando tutto finisce bene.

Back to Melbourne

Tornare a Melbourne questa volta significa cambiamento.
Un po' come lo ha significato quando ci sono arrivato la prima volta un anno fa.

E come un anno fa torniamo al Collingwood Accomodation e reincontriamo Paul.
Chiacchieriamo un po' e visti i nostri indefiniti programmi e la nostra disastrosa condizione finanziaria, ci offre di stare qualche notte senza pagare.
La mattina seguente mi propone di diventare night manager dell'ostello in cambio una bella stanza doppia.
Il programma si definisce.
Viviana finalmente mi raggiunge, questa volta definitivamente.
Staremo qua un paio di mesi per metter via un po' di soldi e poi riparemo alla volta della Nuova Zelanda, e in seguito dell'Asia.

Dopo qualche giorno passato nuovamente insieme Luca deve partire.
Per lui è arrivato il momento di tornare.
E un saluto del genere è talmente difficile da fare, che quando ci provi sembra quasi freddo.
Un anno, seppur con mesi trascorsi in luoghi diversi, passato insieme.
Cominciato quasi per scherzo, si è trasformato in un'esperienza unica.
E tutti i ricordi di quest'avventura ce li porteremo sempre, e ci rideremo su ancora quando, vecchi, ci ripenseremo, chiaccherando davanti a un bicchiere di vino o una tazzina di caffè.

Farewell my friend.
We'll meet again.

Tasmania Parte III

"Hit the road"
Una della più popolari frasi in Australia.
Una nazione in cui viaggiare in macchina, van, camper o roulotte per migliaia di kilometri è cosa comune.
Qui tante persone, raggiunta la pensione, vendono tutto, comprano un camper gigantesco e vivono viaggiando per le strade di questo continente.
Questa frase la impari presto.
E la ripeti molto più di quanto pensi.
Fino al punto di sentir salire l'emozione solo a sentirla pronunciare.
Perchè già sai cosa significa.

Si riparte.

Ed entriamo nella foresta pluviale, al cospertto delle Russel Falls.

E degli alberi giganti.
Veri propri monumenti di un luogo in cui l'uomo è arrivato da poco.
Così imponenti da suscitare una sensazione di rispetto nei loro confronti.

Proseguiamo per una strada senza uscita che termina alla congiunzione di due laghi.
Passando per luoghi incantati e desolati.

Fino ad arrivare dove l'uomo ha posto i suo marchio con una diga gigantesca.
Da dove però, complice il tempo instabile della zona, si vedono gli arcobaleni più belli.
E dove posso sfoggiare il mio completo da avventuriero.

Torniamo indietro e prendiamo l'unica strada che attraversa la foresta per intero.
Arrivando fino a Strahan.
L'unico porto della costa Ovest.
Dove il vento è talmente forte da creare dune di sabbia alte più di 15 metri.

Da qui tagliamo all'interno alla volta di Cradle Mountain.
Purtroppo ci arriviamo in brutto momento.
E' arrivata una corrente fredda dall'Antartide che ha portato con se neve.
Decidiamo di rimandare la visita e di tagliare nuovamente tutta la Tasmania fino alla costa Est.
Arrivati a St Helens rendiamo facilmente riconoscibili le nostre origini milanesi.

Prendiamo qualche informazione e ci rechiamo a Skeleton Bay.
Con le sue scogliere.

E le sue spiagge dove, se non fosse per il mare gelido, potresti sentirti tranquillamente ai Caraibi.

Riattraversiamo nuovamente mezza Tasmania e torniamo a Cradle Mountain.
Che questa volta ci accoglie con un clima più mite.
Pur preservando su di essa parti innevate.

Facciamo un bel giretto sulla costa nord e passiamo la nostra ultima notte tasmaniane a Penguin.
Che, come dice il nome, è nota per la sua colonia di pinguini.
Simpatici animaletti con cui ci mettiamo un po' a giocare.

Il giorno successivo torniamo a Devonport per riprendere la Spirit of Tasmania.
Lungo la strada un cartello ci ricorda una nostra grave mancanza.
Non aver visto l'ornitorinco.

Ma è solo rimandato alla prossima volta.
Così si concludono due settimane incredibili su questa isola.
E finalmente comprendo le parole di Riccardo.
"Quando sarò in pensione prenderò una casa in Tasmania e passerò li la mia vecchiaia"

Potremmo ritrovarci vicini di casa.

Tasmania Parte II

Dopo diverse peripezie arriviamo a casa di Claire dove veniamo accolti da Alison, sua madre, e Peep, il cane.

Ci ritroviamo in una villa enorme, con 2 ettari di giardino, sala biliardo, piscina, campo da tennis, maneggio, stalla, arena da equitazione, il tutto vista mare.
Alison ci da la nostra stanza, chiedendoci se preferiamo una stanza assieme o una stanza a testa.
Un po' allibiti optiamo per la doppia. Due singole ci pareva eccessivo.
Dopo una doccia, ci viene spiegato come raggiungere la festa dove si trovava Claire.
Lungo la strada ci chiediamo se avessimo sognato o fosse realtà.

Arrivati al luogo della festa (con circa 3 ore di ritardo), a festa pressochè conclusa, incontriamo finalmente Claire, che ci accoglie in qust'altra villa gigantesca frontemare.
Ci ritroviamo in mezzo a un gruppo di gente che aveva tutta l'aria di essere "alta società tasmaniana".
E, ovviamente, con il savoire faire di chi vive in un van da mesi, ci avventiamo sul cibo.

Praticamente siamo arrivati, abbiamo mangiato, bevuto, scambiato quattro convenevoli e il risultato è stato sentirci dire "non sapete come sono contenta che siate riusciti ad arrivare".
Si, dai, stiamo sognando.

Si torna a casa e si va tutti a dormire.

Il giorno dopo realizziamo che non è un sogno.
Mentre Alison ci preparava la colazione, reincontriamo anche Peter, il padre, e la famiglia riunita inizia a farci il programma dei giorni a seguire, con Claire che ci avrebbe fatto da guida per tutta quella zona di Tasmania.

Dall'idea di fermarsi a Hobart un paio di giorni ci siamo ritrovati a passarci una settimana.

Claire ci porta a vedere le Husting Caves...

e la Tasman Peninsula

Ma noi vogliamo di più! Vogliamo i Diavoli!
Ed eccoci accontentati.
Ci porta in parco dove finalmente conosciamo questo adorabile animaletto assetato di sangue.
Il Diavolo Tasmaniano.

Decidiamo di passare una giornata di relax e, mentre Luca si dedica alla letargia, io do una mano a Alison a fare giardinaggio.
Piantiamo due nuove piante e lei mi dice "queste 2 le chiamerò Giovanni e Luca, così mi ricorderò sempre di voi".

E' davvero difficile credere che questo non sia un sogno.

Un giorno si decide di andare su Mount Wellington. La montagna di Hobart.
Gli abitanti la chiamano "The Mountain" ed è amata tutti.
Purtroppo le nuvole basse ci danno visibilità nulla, dalla cima.
Ci dobbiamo "accontentare" di guardare la città da molto più in basso.

Dopo un'intera settimana passata tra gli agi, in una famiglia che ci ha davvero adottati e trattati come parte di essa, è tempo di ripartire.
Abbiamo ancora tanto da vedere e solo una settimana.
Non pensavamo sarebbe stato così difficile salutarli. Ci hanno fatto sentire davvero a casa.
Al momento di salutarci, Alison, con gli occhi lucidi, ci dice "ricordatevi sempre che avete una mamma tasmaniana che vi vuole bene. Tornate presto!".

Con in corpo quella sensazione di quando lasci un luogo che iniziavi a sentire come una casa, lasciamo Hobart alla volta della foresta pluviale.

Ancora una volta si riparte.

martedì 11 dicembre 2007

Tasmania parte I

12 ore di navigazione sullo stretto di Bass, uno dei più difficili del mondo.
12 ore passate su un sedile studiato per farti alzare con la schiena che scricchiola.
12 ore a pensare cosa ci sarà dall’altra parte.

Arrivati a Devonport ci concediamo una ricca colazione e facciamo uno straccio di piano di viaggio.
Decidiamo di recarci diretti a Hobart perché…

Torniamo indietro nel tempo.
Fine Luglio.
Broome.
Luca mi aveva appena raggiunto ed eravamo in spiaggia a goderci il tramonto insieme a una buona bottiglia di vino.
Arriva una ragazza a chiedere un cavatappi e iniziamo a chiacchierare.
Si chiama Claire ed è tasmaniana.
Dopo poco la raggiungono anche i genitori e passiamo una mezz’oretta a parlar del più e del meno.
Lei mi lascia il numero così che se fossimo andati in Tasmania ci saremmo sentiti e saremmo usciti una sera.

Prima di imbarcarmi ci sentiamo.
E in un attimo ci ritroviamo con un invito a stare da loro a Hobart.
Con tanto di festa a cui “sarebbe bellissimo se ci foste anche voi”

Decisione fatta.
Abbiamo due giorni prima della festa e ci avventuriamo per le tortuose strade.

La Tasmania ci rivela da subito i suoi colori predominanti: il verde e il blu.
Foreste, prati, montagne, laghi, fiumi, cascate, spiagge.

Dopo qualche tappa a in aziende agricole a degustare cibi e vini arriviamo a Leaffy falls.
Nella foresta pluviale.

Ci dirigiamo poi a Launceston.
La seconda città della Tasmania.
Come spesso succede è costruita lungo un fiume.
Ma qui il fiume arriva diretto dal mezzo delle montagne creando la Tamar Valley (lo so, questo nome è stupendo).

Ci rimettiamo in marcia e incappiamo in Lake Leeky.
Un lago tra le montagne che, complice il tempo uggioso, ci si mostra mistico e spettrale allo stesso tempo.

Qui vengo colto da un lampo di genio.
Quelle idee uniche, che ti vengono solo quando vivi per troppo tempo a contatto con la natura.
Provare a entrare nel lago.
Dopo circa dieci secondi dal primo passo nel lago i miei piedi erano violacei.
Decido di abbandonare l’impresa per schiacciante inferiorità.

Tra il lago e Freycinet Peninsula, la nostra ultima tappa prima di Hobart, scopriamo che si passa da una delle due zone vinicole della Tasmania.

Ci sono 5 vigneti in 15 km.
E ognuno produce almeno 3 vini.
Fa una media di circa 18 vini (non son così capra in matematica, ho detto ALMENO 3 vini) diversi in meno di 2 ore.
Dimenticavo, tutto questo in tarda mattina.

In condizioni piuttosto pietose arriviamo alla penisola e ci incamminiamo per Wineglass Bay.
Lungo la strada facciamo incontri molto ravvicinati del tipo marsupiale.

E si arriva alla cima.
Purtroppo il tempo minaccia pioggia, ma il panorama rimane notevole.

Poiché in Tasmania ci sono campeggi gratuiti ovunque, prendiamo il più vicino.
Il posto si chiama Friendly Beaches.
Praticamente siamo accampati a 10 metri dal mare.
Mare, tramonto tra le nuvole scure, riflesso della sabbia bianca.
E tutto diventa blu.

La mattina facciamo colazione con i soliti ospiti e ripartiamo.

Passiamo da Bicheno e incappiamo in uno dei soliti cartelli che ti lasciano un po’ perplesso.

Ci fermiamo a mangiare pankake ai funghi in una baita tra le montagne e, perdendoci tra le montagne di cui sopra, arriviamo finalmente a Hobart.
Diretti a casa di Claire.

giovedì 22 novembre 2007

Adelaide to Tasmania

Finalmente Adelaide.
Il deserto mi ha fatto sudare questo momento per 10 lunghi giorni.
Finalmente posso riabbracciare Viviana.
Quel qualcosa, che quando ci pensi sorridi sempre sornione, è ora di fronte a me.
E sono felice, come non lo ero da tanto.

Adelaide mi riserva anche un altro incontro che non facevo da tempo.
Il traffico.

Qui un giorno, mentre mangiavamo qualcosa in un centro commerciale, conosciamo Said e Cesarina. Una coppia di romani che due anni fa, dopo essere venuti a trovare la figlia che era qui col Working Holiday, si sono innamorati dell'Australia, hanno venduto tutto e hanno aperto una tavola calda ad Adelaide.

Siamo diventati subito amici e l'indomani eravamo a cena a casa loro, in compagnia di Cinzia, Roberta e Mel.
La cena era a base di bucatini alla amatriciana VERI (pancetta, non bacon; pecorino, non parmesan) e grigliata di carne.
E in conclusione amaro montengro e caffè corretto grappa.
Sapori che non gustavo ormai da 10 mesi.
Cena e persone davvero squisiti.

Tre giorni son passati come il vento.
Ed è già ora di ripartire.
Devo di nuovo separarmi da Viviana, questa volta per 3 settimane.
Io vado in Tasmania e lei in Western Australia.
Inconvenienti di una storia che nasce in viaggio.

Riparto con un po' di tristezza, tanti progetti e un grande sogno.

Lasciata Adelaide ci muoviamo alla volta della Great Ocean Road.
E poco dopo incappiamo in un lago viola.
E non è un gioco di riflessi.

Leggendo sulla guida scopriamo l'esistenza di un lago vulcanico, proprio sulla nostra strada.
Il lago nei giorni di sole diventa blu zaffiro.
Ovviamente il sole non c'era...
Ma lo spettacolo è comunque degno di una sosta.

Come smpre per dormire ci fermiamo a una piazzola di sosta.
La mattina però, mentre facciamo colazione, scopriamo di avere un ospite.

Ripartiamo, raggiungiamo la costa e finalmente comincia la Great Ocean Road.
Questa è la strada più famosa d'Ausralia.
Dove solo continuare a guidare è un piacere.
300 kilometri e tre paesaggi differenti.

Le scogliere.

Con la magnificenza dei dodici apostoli

La foresta, piena di koala.

E infine la strada che corre nel mezzo, dove foresta e mare si sposano.

E nel mezzo, le piazzole di sosta, sono spiagge.

Quando questa strada finisce si ritorna alla civiltà.
Ed ecco che diventa un'autostrada che corre dritta fino a Melbourne.
Dopo 7 mesi rieccomi qui.
La sensazione è strana.
Come se fossi stato via per un week end.
Ma prima ancora che mi possa rendere conto delle mie sensazioni sono già a Port Melbourne.
E Lei, è li che ci aspetta.
La nave che songnavo di prendere da quando arrivai qui e lessi le avventure di Riccardo.
Questa volta tocca a me.

Sailing...