martedì 15 gennaio 2008

Tasmania Parte III

"Hit the road"
Una della più popolari frasi in Australia.
Una nazione in cui viaggiare in macchina, van, camper o roulotte per migliaia di kilometri è cosa comune.
Qui tante persone, raggiunta la pensione, vendono tutto, comprano un camper gigantesco e vivono viaggiando per le strade di questo continente.
Questa frase la impari presto.
E la ripeti molto più di quanto pensi.
Fino al punto di sentir salire l'emozione solo a sentirla pronunciare.
Perchè già sai cosa significa.

Si riparte.

Ed entriamo nella foresta pluviale, al cospertto delle Russel Falls.

E degli alberi giganti.
Veri propri monumenti di un luogo in cui l'uomo è arrivato da poco.
Così imponenti da suscitare una sensazione di rispetto nei loro confronti.

Proseguiamo per una strada senza uscita che termina alla congiunzione di due laghi.
Passando per luoghi incantati e desolati.

Fino ad arrivare dove l'uomo ha posto i suo marchio con una diga gigantesca.
Da dove però, complice il tempo instabile della zona, si vedono gli arcobaleni più belli.
E dove posso sfoggiare il mio completo da avventuriero.

Torniamo indietro e prendiamo l'unica strada che attraversa la foresta per intero.
Arrivando fino a Strahan.
L'unico porto della costa Ovest.
Dove il vento è talmente forte da creare dune di sabbia alte più di 15 metri.

Da qui tagliamo all'interno alla volta di Cradle Mountain.
Purtroppo ci arriviamo in brutto momento.
E' arrivata una corrente fredda dall'Antartide che ha portato con se neve.
Decidiamo di rimandare la visita e di tagliare nuovamente tutta la Tasmania fino alla costa Est.
Arrivati a St Helens rendiamo facilmente riconoscibili le nostre origini milanesi.

Prendiamo qualche informazione e ci rechiamo a Skeleton Bay.
Con le sue scogliere.

E le sue spiagge dove, se non fosse per il mare gelido, potresti sentirti tranquillamente ai Caraibi.

Riattraversiamo nuovamente mezza Tasmania e torniamo a Cradle Mountain.
Che questa volta ci accoglie con un clima più mite.
Pur preservando su di essa parti innevate.

Facciamo un bel giretto sulla costa nord e passiamo la nostra ultima notte tasmaniane a Penguin.
Che, come dice il nome, è nota per la sua colonia di pinguini.
Simpatici animaletti con cui ci mettiamo un po' a giocare.

Il giorno successivo torniamo a Devonport per riprendere la Spirit of Tasmania.
Lungo la strada un cartello ci ricorda una nostra grave mancanza.
Non aver visto l'ornitorinco.

Ma è solo rimandato alla prossima volta.
Così si concludono due settimane incredibili su questa isola.
E finalmente comprendo le parole di Riccardo.
"Quando sarò in pensione prenderò una casa in Tasmania e passerò li la mia vecchiaia"

Potremmo ritrovarci vicini di casa.

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